Si torna a discutere di liquidità e di rilancio delle imprese italiane a seguito del lockdodwn dovuto alla pandemia da Coronavirus. Ai dati essenzialmente ottimistici del governo centrale si contrappongono quelli dell’Abi che fotografa la situazione dal punto di vista delle Banche e della percezione realistica su situazioni discordanti. A rammentarlo è l’Associazione OroItaly che sintetizza il settore orafo campano e non solo. E’ il segretario generale del sodalizio di categoria Gianni Lepre a puntualizzare i numeri dell’Abi sui prestiti di 25mila euro garantiti da Sace per il 100% e quelli oltre tale cifra garantiti con una percentuale leggermente inferiore. “E’ pazzesco notare l’euforia del governo centrale su di un rilancio ed una liquidità che, per adesso, ha raggiunto solo il 50% della platea per quanto riguarda i 25mila euro, ed addirittura il 25% dei richiedenti il prestito oltre quota sempre garantito da Sace – esordisce il prof. Lepre, che tra le altre cose è opinionista economico del TG2 – ma ciò che fa ancora più rabbia è che c’è poco o nulla per salvare il cosiddetto popolo delle partite iva, sul quale sarebbe prioritaria un’accelerazione da parte dell’esecutivo  per garantire loro parametri seri per il rilancio delle attività”. A Lepre fa eco il presidente di OroItaly Salvio Pace che punta il dito l’estrema farraginosità della burocrazia italiana, “una sorta di accanimento terapeutico – esordisce Pace – su una morte quasi certa. Bisogna capire che per una persona che fa impresa tenere abbassata la saracinesca del proprio negozio significa morire”. Pace poi chiarisce: “Tutta quella serie di lacci e laccioli, vincoli e attribuzioni di merito o demerito implicite nell’attribuzione di una liquidità già di per se irrisoria rispetto al danno, non solo non aiuta l’impresa italiana a rinascere, ma rischia di compromettere il tessuto imprenditoriale nazionale”. Area degli allegati