“Il Populismo, quello vero, impone di ricercare le cause e gli effetti di tutte le cose nella modalità più semplice e comprensibile a tutti – esordisce Gianni Lepre, opinionista economico del TG2 Rai ed esperto di PMI del settore artigiano – in modo tale che il popolo sovrano sappia sempre da che parte soffia il vento”. I dati statistici sulla crescita dell’Unione Europa e i dati dell’Italia hanno gelato molti ottimismi e soprattutto hanno fatto ripensare a quanto seria e profonda sia la ferita all’economia tricolore inferta dal lockdown. “Il dato peggiore  – continua Lepre – dell’Eurozona non poteva che essere l’Italia con una perdita dell’11.2%. Un dato figlio delle manovre contentino e della guerra santa contro l’evasione che, qualche beota pensa di combattere con la limitazione del contante”. Poi Lepre incalza: “nel pratico, possiamo tranquillamente sintetizzare con l’adagio popolare del << chi non risica non rosica>>. Al governo Conte Bis e a qualche suo ministro bis o tris che sia, è mancato il coraggio di osare e diventare per almeno 12 mesi lo sponsor unico dell’industria e dell’intelletto del sistema Paese. Qui invece, tornando ai detti popolari, a Roma vogliono << la botte piena e la moglie ubriaca>>: con una mano elargiscono quattro spiccioli per la sopravvivenza condizionati dal buono o cattivo umore delle banche, e dall’altra te li tolgono con il salasso del fisco che poco se ne importa della pandemia o della carestia globale”. “Poi, molto francamente, sentire parlare l’ex premier Paolo Gentiloni che sul Corriere della Sera ci rammenta che << Le previsioni economiche d’estate ci mostrano che la strada per la ripresa è ancora lastricata di incertezza>> è francamente troppo, anche in considerazione del pulpito dal quale viene la predica”. Il prof. Lepre ha poi concluso: ” Recovery fund e Mes con le sue condizionalità a parte, il discorso è già troppo complicato per continuare a rendere melmose anche le idee a contrasto di un periodo così nero. Come ho sempre detto, suggerisco di partire dalle questioni interne come ad esempio il fisco, la semplificazione reale e progressiva di tutti gli iter applicativi con la burocrazia rimodulata e flessibile. Ma in Italia, come tutti sappiamo, la paralisi non è generata dalla burocrazia o dalla farraginosità della Pubblica Amministrazione, semmai sono una conseguenza delle scelte della politica alla quale tutto è asservito”.