Le previsioni di Confindustria per l’Economia tricolore non sono affatto rosee: “il 2020 finirà in recessione”. “L’idea che corre lungo i corridoi del palazzo di viale dell’Astronomia – esordisce  Gianni Lepre, opinionista economico del TG2 ed esperto di PMI –  assomiglia più che altro ad un sondaggio funesto, un ‘vox imprese’ ad orologeria a compensazione, per dirla in termini matematici, delle tante e tante richieste al governo puntualmente disattese o modificate dall’esecutivo ad uso e consumo”. Indubbiamente – ha continuato l’economista Lepre – le restrizioni sull’attività produttiva dovute alla pandemia da Coronavirus sono state ingenti, ma non dovute al fatto che non si aveva altra scelta. Chiudere le attività commerciali per evitare gli assembramenti, chiudere la Scuola per lo stesso mal celato motivo, sono stati indicatori del fallimento istituzionale a tutti i livelli. L’Economia di questo Paese sarebbe stata fatta salva se solo qualcuno avesse pensato a controllare flussi e deflussi. Ma l’incompetenza, l’approssimazione e la mancata aderenza al tessuto sociale nazionale ha suggerito al governo  di abbassare le saracinesche invece di controllare e monitorare il territorio”. Lepre ha poi proseguito: “E’ da tempo che gli analisti studiano i meccanismi che conducono alle crisi economiche, e c’è un punto sul quale convergono tutti: la premeditazione di molti default. Come dice Confindustria, i segnali ci sono: ‘domanda interna debole; servizi in caduta libera; occupazione ferma; debito delle imprese in aumento’. Sembra un po come se fosse capitato tutto per congiuntura astrale, ma così non è, le congiunture sono tutte estremamente umane”. Lepre ha poi concluso: “Qualcuno si è mai chiesto perché l’Italia non ha agito come la Germania che ha garantito al suo sistema produttivo il 75% del fatturato a fronte del lockdown? Mai come adesso onore al merito storico, politico e culturale a Giuseppe Tomasi di Lampedusa che 2 secoli fa, nel suo capolavoro ‘Il Gattopardo’ scrisse: <<Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi>>. Il nuovo governo Conte bis ha realizzato pienamente questo dettame, nella piena consapevolezza che una nuova recessione, paventata da Confindustria, sarebbe solo ed unicamente responsabilità di un esecutivo tutto concentrato a mantenere la poltrona più che a risollevare il Sistema Italia”.Area degli allegati