Secondo i dati degli analisti la produzione industriale in Germania ad ottobre è salita del 3,2% sul mese precedente, il doppio delle attese, tanto che gli addetti ai lavori  hanno urlato al miracolo. Il ministero dell’ Economia  ha sottolineato che la produzione è addirittura al 96% rispetto al livello pre crisi, allora in molti nell’eurozona si chiedono: ma è la solita propaganda germanica, o in effetti la Merkel è riuscita veramente a traghettare l’industria tedesca fuori dalle acqua torbide e agitate di una pandemia economica che ha annullato tre quarti del continente?  Su questi dati diffusi dagli analisti è intervenuto il prof. Gianni Lepre, presidente del Club delle Eccellenze di Confesercenti Campania e Molise, opinionista economico del TG2 ed esperto di PMI. “Sono dati roboanti, non possiamo dire il contrario, e la loro validità è confermata dalle misure contro la pandemia economica messe in campo da Angela Merkel”. “La ‘cancelliera’ ci ha visto lungo – ha continuato il prof. Lepre – facendo in modo che l’economia sassone si piegasse alla possibilità di garantire a tutti una ripresa dignitosa col minimo sforzo. In sintesi, noi diremmo, l’unione che fa la forza, quell’unione che nel nostro Paese non esiste, nonostante i continui appelli del presidente Matarella, che poi si scontrano con una realtà politica non più avvezza al confronto, men che meno alla risoluzione delle grandi questioni”. L’Economista ha poi sottolineato: “Garantire alle imprese tedesche il 75% delle perdite dovute al lockdown ha significato un’incredibile iniezione di fiducia oltre che di liquidità nel sistema produttivo sassone, tutelando di conseguenza i piccoli e garantendo la ripartenza senza grossi spasmi”. Il prof. lepre ha poi concluso: “In Italia oramai la questione non è più il Covid sanitario o economico, ma la querelle all’interno della maggioranza di governo con la conseguenza di una instabilità istituzionale che annienta l’economia. Il problema è sempre lo stesso: manca il coraggio, manca la competenza, manca la lungimiranza, e soprattutto manca l’amore di Patria, oggi sostituito dall’ attaccamento maniacale allo scranno patrio dove si poggia il fondoschiena”.