L’allarme del Club delle Eccellenze di Confesercenti: “La concorrenza sleale e l’illegalità sono la tomba del tessuto produttivo”

Le minacce al tessuto produttivo nazionale sono tante e diversificate, ma in questo periodo di pandemia sanitaria e di profonda incertezza politica, le cose si sono aggravate anche in considerazione delle rigidissime misure anticontagio non supportate da altrettante misure di recupero delle perdite per le imprese. In questo clima paranormale hanno proliferato due cose: la contraffazione e la concorrenza sleale da parte della cosiddetta ‘filiera cinese’, e dall’altro canto la criminalità che, come al solito, ha comprato e sta comprando la fame altrui. Argomenti veramente esplosivi sui quali ha fatto pesare la sua voce anche il Club delle Eccellenze di Confesercenti presieduto dall’economista Gianni Lepre, insieme al al responsabile provinciale del sodalizio il maestro sartore Raffaele Antonelli. “ E’ per fortuna solo una guerra di numeri  e non certo di qualità – ha esordito Gianni Lepre, che tra le altre cose è opinionista economico del TG2 – I laboratori cinesi clandestini fanno concorrenza sleale, con la guerra dei costi, e rappresentano un pericolo enorme per il futuro dei distretti industriali e delle piccole e medie imprese italiane”. Questo è in buona sostanza un ‘sentiment’ che condividiamo un po tutti all’interno delle associazioni di rappresentanza, anche se l’esecutivo nazionale sottovaluta in maniera stolta la minaccia rappresentata da questo enorme formicaio con gli occhi a mandorla che sforna di tutto, oltre al made in Italy tarocco”. Lepre ha poi concluso: “oltre alla concorrenza sleale del sottobosco industriale straniero, dobbiamo avere a che fare anche con la criminalità che si insinua lì dove lo Stato ha fallito, lì dove non si riescono a garantire risposte concrete. Il tutto risulta una miscela esplosiva che prima o poi trascinerà la nostra economia a fare i conti con l’incapacità e la negligenza di chi manovra il timone”. Di sponda alla riflessione del numero 1 del prestigioso club di Confesercenti scende in campo anche il responsabile per la provincia di Napoli Raffaele Antonelli, uno dei più rinomati sarti italiani, la cui filiera, bandiera del made in Italy, è stata quasi ignorata dalle misure governative. “La concorrenza sleale dei laboratori cinesi, è su larga scala inimmaginabile per il comune cittadino, forse nemmeno la politica ha l’esatta contezza di cosa significa la parola contraffazione quando è riferita alle produzioni asiatiche.” Il presidente Antonelli ha poi continuato: “Il mio settore, ad esempio, comparto traino della filiera moda, è uno dei più vessati dalla concorrenza cinese, come anche il settore orafo, altro caposaldo del made in Italy. Il Covid 19 non ha fatto altro che decuplicare queste problematiche, portando le imprese sull’orlo del baratro”. Antonelli ha poi concluso: “Il nostro auspicio, come quello di tutti i settori produttivi del Sistema Paese, è che chi muove gli ingranaggi si accorga del muro che stiamo raggiungendo a forte velocità. Se si vuole promuovere l’economia del Paese lo si deve fare credendo in una rinascita del suo sistema produttivo e non elargendo qualche misera mancia a mò di elemosina per ciechi”.