Ancora una volta la Campania è rimasta zona rossa, grazie all’impietosa legge dei numeri che, in pandemia, decide su tutto. Su un versante continuiamo ad avere il Covid, sull’altro, purtroppo, le assurde regole che, tra le altre cose, tengono aperte i negozi di intimo mentre, bar, ristoranti e tutta la catena commerciale alla base dell’uso e consumo comprese le gioiellerie, luoghi sicuri perché contingentati fin dall’esterno, restano al palo con migliaia di realtà pronte a chiudere la saracinesca per sempre. Energica la protesta dell’Associazione OroItaly che raggruppa oltre 170 imprese orafe. “Le entrate contingentate per l’obbligo delle doppia porta d’ingresso, la sanificazione dei locali e degli oggetti potrebbero consentire l’immediata apertura delle attività”. Il presidente del sodalizio Salvio Pace è perentorio. “Ci hanno lasciato a marcire nel limbo dell’assurdità legislativa – sbotta il vice presidente Bianca Maria Pezzuto – un limbo dal quale noi dettaglianti usciremo solo dopo aver abbassato la saracinesca del nostro negozio, con la massima soddisfazione di tutti quelli che in questa tragedia sanitaria ed economica hanno solo lucrato”. “Con norme prive di senso non andiamo da nessuna parte”- chiosa Gianni Lepre, segretario generale di OroItaly, presidente del Club delle Eccellenze di Confesercenti Campania e Molise ed opinionista economico del Tg2 Rai. “Nei prossimi giorni partirà una lettera di protesta alla Presidenze della Repubblica e a quella del Consiglio che, evidentemente, non hanno ben compreso la gravità della situazione, e soprattutto non hanno contezza dei danni e dei cosiddetti sostegni che dovrebbero compensare questi danni”. Lepre ha poi concluso: “ Le poche ed esigue risorse messe in campo dai governi Conte-Draghi non coprono insieme nemmeno il 20% delle perdite e quindi la conseguenza è una soltanto: andiamo verso la chiusura definitiva di tante delle 3000 imprese della filiera regionale ed io licenziamento di buona parte dei 20mila lavoratori di settore. Da eccellenza e vanto mondiale del Made in Italy, il settore orafo è stato il grande dimenticato da politica e istituzioni”.