Nemmeno il volontariato è esente dalle guerre, e che guerre. E’ il caso de L’Angelo degli Ultimi, l’associazione di assistenza e accoglienza ai senza tetto costretta spesso a veri e propri combattimenti sociali e  burocratici.
Partiamo dall’inizio: Antonio è un senzatetto di origine albanese di 53 anni, vissuto una intera vita a San Prisco in provincia di Caserta, dove ha lavorato per 15 anni sfruttato come moltissimi immigrati, e per altri 15 ha vissuto per strada, in un’area sequestrata del territorio comunale, dove insistono rifiuti tossici speciali. 
Dopo queste vicissitudini e una vita così difficile Antonio non sta bene, non deambula bene, spesso cade procurandosi brutte ferite.
Inizia così una fitta corrispondenza via email tra l’ufficio dei Servizi Sociali del comune di San Prisco e l’Associazione L’Angelo degli Ultimi di Caserta, guidata dalla Presidente Antonietta D’Albenzio, per l’affidamento di Antonio, poterlo togliere dalla strada e condurlo presso la struttura La Casa del Sorriso, affidata ormai da tempo dal Comune di Caserta con Patto di Collaborazione alla gestione esclusiva de L’Angelo degli Ultimi, per la cura dei soggetti senza fissa dimora in difficoltà.
Dopo l’invio della richiesta di affidamento attraverso la PEC di prassi da parte dei Servizi Sociali di San Prisco e la risposta affermativa della presidente D’Albenzio, Antonio arriva accompagnato dalla responsabile dei suddetti Servizi, martedì 4 maggio alle ore 19.00.
E’ da questo momento che è iniziata una battaglia – ci racconta la presidente D’Albenzio – Antonio è stato accolto con amore, come sempre facciamo con tutti gli amici senza tetto che arrivano in struttura. Non vi dico le condizioni, i piedi talmente sporchi, mai lavati da nessuno, erano pieni di vermi.Lo abbiamo ovviamente lavato, cambiato, rimesso a nuovo e posto sotto le cure di Policarpo Saltalamacchia, medico volontario dell’associazione. Antonio ha bisogno di riposo, e’ molto debilitato e denutrito, non cammina bene, deve perciò fare un po’ di fisioterapia e una corretta alimentazione”.
La situazione incresciosa e insostenibile è iniziata quando alcuni cittadini di San Prisco sono venuti sul posto e preteso di vedere Antonio a loro piacimento, a qualsiasi ora, contravvenendo alle regole della casa.Uno di loro è addirittura entrato nella struttura senza avvisarci  preventivamente, anzi attendendo l’uscita del volontario di turno recatosi a prendere dei medicinali, convincendo uno degli ospiti ed entrando addirittura accompagnato da un bambino piccolo, presumibilmente il figlio”.
Il tutto senza la nostra autorizzazione, senza rispettare gli orari, e cosa ancora più grave senza un test di negatività che attestasse il tampone effettuato e necessario per entrare nella struttura gestita dalla nostra associazione, che ospita come potete immaginare anche soggetti deboli e con bassissime difese immunitarie”.
“E non è finita qui, la persona in questione ha fatto foto e video dell’interno, in quella che è una proprietà privata, dopodichè ha iniziato non solo a stalkerare il numero della struttura, ma ha mandato altre persone alle 8.00 del mattino con la pretesa di voler entrare a visitare Antonio”.
Quando il nostro amico starà bene uscirà, lo farà quando vorrà, per adesso preferisce guarire, e considerata l’emergenza covid non possiamo fare accedere chiunque.
Non vogliamo fare alcuna guerra, desideriamo solo aiutare chi ha bisogno di noi e lavorare serenamente, ma è impossibile lavorare in queste condizioni. 
Ho già provveduto ad avvisare nuovamente i servizi sociali di San Prisco di questa insostenibile situazione, con i quali c’è grande stima e collaborazione, che parlino con il Sindaco, che ancora ringraziamo per la sua preziosa disponibilità, e trovino quanto prima una soluzione. 
Noi come associazione ci siamo messi a disposizione per Antonio ma se ci sono cittadini del comune sanprischese che hanno difficoltà ad accettare il soggiorno di Antonio in struttura, se non vogliono che  venga assistito da noi possono provvedere per un’altra destinazione, venissero a prenderlo sotto la loro responsabilità e lo facessero accogliere da qualche altra parte a pagamento.
Nella vita ci vuole rispetto per tutti, soprattutto per chi è a disposizione degli altri in misura totalmente gratuita”.