Può un autore immedesimarsi nei personaggi del suo libro, vivere le loro vite, assaporare le loro sensazioni e sentire, provare le stesse emozioni, i sentimenti raccontati? Questo accade da sempre in letteratura e anche nel romanzo “Nei Nostri Sogni” di Antonella Capobianco, edito da PAV Edizioni, la sua autrice condivide parte del “materiale emotivo”, per citare il film di Castellitto in sala, della famiglia di Emma: giovane protagonista, donna, madre e spirito guida dei suoi cari, vero deus ex machina di vicende e cartina di tornasole di esperienze, scoperte di sé e tematiche attualissime. Lo scopriamo in questa intervista.

Di chi sono i sogni del libro, Antonella, perché “nostri”?

I sogni sono di Andrea e li condivide con Emma. Il titolo riflette la trama in maniera letterale.

C’è una parte o una fetta di quei sogni che condividi coi tuoi cari o che vorresti condividere, se ti calassi nei panni di Emma? Vorresti comunicare o continuare a farlo anche dopo aver vissuto questa vita?

Credo sia il sogno  per eccellenza quello di voler esserci anche quando non siamo più in vita, per cui , come tutti non vorrei mai  lasciare i miei cari. Nel romanzo realizzo questo sogno , immaginando la vita oltre la morte, facendo muovere Emma in un’altra dimensione, esattamente come farei io.

Nel libro si parla di vita oltre la morte e di perdite improvvise, ma in alcuni casi le famiglie sono costrette, a causa di malattie terminali, a dover accompagnare i propri cari in una lunga e traumatica agonia. E si stanno raccogliendo le firme per il referendum sull’eutanasia legale. Come ti poni davanti a questo tema?

Credo che consentire di decidere quando porre fine alla propria esistenza, laddove sussistano gravi sofferenze, sia un diritto fondamentale di ogni individuo.

Sicuramente ti sarai identificata nella tua protagonista, vuoi per vicinanza anagrafica che per il ruolo, ma se ti fossi trovata nei panni dei figli di Emma, come avresti affrontato un amore contrastato oppure l’accettazione della propria identità e del proprio orientamento di genere?

Ho vissuto direttamente, in famiglia, situazioni di questo tipo. Emma sono io.

Saresti riuscita a scrivere questo libro 10, 20 anni fa o si è rivelata questa l’età e il momento giusto? Era un vecchio sogno nel cassetto? Ne hai altri?

Avrei potuto scrivere altro, ma non “ Nei nostri sogni” che, pur essendo una storia di fantasia, ho scritto traendo ispirazione da fatti e situazioni che, qualche decennio fa, ignoravo totalmente.

Se invece fossi stata Manuel, il marito di Emma, cosa avresti o non avresti fatto al posto suo? È difficile o non impossibile calarsi nei panni di un uomo, quello che potrebbe essere virtualmente un compagno o coniuge?

Non avrei mai potuto calarmi nei panni di un uomo in questa storia perché volevo proprio descrivere le azioni di una madre, devastata da eventi deflagranti, che tuttavia riesce con il suo amore dirompente a travalicare i confini di una vita consapevole, per riportare equilibrio e serenità tra i suoi cari.